sabato 14 novembre 2009
Cultura è il sapere …

*applicare tutto ciò che si sente dentro di noi per incidere per sempre i momenti che sono i percorsi che tutti insieme fanno parte di noi…
Ognuno di noi vuole essere e in un tal essere sta fuori di se per gli occhi che lo guardano,ecco in questo punto la riflessione verso di se e viceversa può giocare molto tra l’oggettività e soggettività.
Ricerca continua per migliorare,abbellire,per ampliare e capacitare molti strumenti del sapere e del saper fare sono le motrici di una crescita continua dal momento della nascita e hanno un seguito finche la persona sta in vita e capita che il valore aggiunto corrisponde all’ utile anche dopo la sua morte …
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giovedì 30 ottobre 2008
BARI

Francesco Petrarca
Canzoniere
Chiare, fresche et dolci acque,ove le belle membrapose colei che sola a me par donna;gentil ramo ove piacque(con sospir' mi rimembra)a lei di fare al bel fiancho colonna;herba et fior' che la gonnaleggiadra ricoverseco l'angelico seno;aere sacro, sereno,ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:date udïenza insiemea le dolenti mie parole extreme.S'egli è pur mio destinoe 'l cielo in ciò s'adopra,ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,qualche gratia il meschinocorpo fra voi ricopra,et torni l'alma al proprio albergo ignuda.La morte fia men crudase questa spene portoa quel dubbioso passo:ché lo spirito lassonon poria mai in piú riposato portoné in piú tranquilla fossafuggir la carne travagliata et l'ossa.Tempo verrà anchor forsech'a l'usato soggiornotorni la fera bella et mansüeta,et là 'v'ella mi scorsenel benedetto giorno,volga la vista disïosa et lieta,cercandomi; et, o pietà!,già terra in fra le pietrevedendo, Amor l'inspiriin guisa che sospirisí dolcemente che mercé m'impetre,et faccia forza al cielo,asciugandosi gli occhi col bel velo.Da' be' rami scendea(dolce ne la memoria)una pioggia di fior' sovra 'l suo grembo;et ella si sedeahumile in tanta gloria,coverta già de l'amoroso nembo.Qual fior cadea sul lembo,qual su le treccie bionde,ch'oro forbito et perleeran quel dí a vederle;qual si posava in terra, et qual su l'onde;qual con un vago erroregirando parea dir: - Qui regna Amore. -Quante volte diss'ioallor pien di spavento:Costei per fermo nacque in paradiso.Cosí carco d'oblioil divin portamentoe 'l volto e le parole e 'l dolce risom'aveano, et sí divisoda l'imagine vera,ch'i' dicea sospirando:Qui come venn'io, o quando?;credendo d'esser in ciel, non là dov'era.Da indi in qua mi piacequesta herba sí, ch'altrove non ò pace.Se tu avessi ornamenti quant'ài voglia,poresti arditamenteuscir del boscho, et gir in fra la gente.
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